venerdì 31 marzo 2017

QUESTO POST VI PORTA A UN LINK INTERESSANTE!

Il 20 per cento circa degli italiani ne soffre. 
Sette visite mediche su dieci ne hanno a che fare.
Vi offriamo un link a un piccolo manuale che potrete scaricare GRATIS per approfondire la sindrome dell'intestino irritabile, o trovare soluzioni, se ne soffrite. 
QUESTO E' IL LINK: QUI

Buona salute!
Chiara Saggioro, D.Sci., Ph.D.
Alfredo Saggioro, M.D.





#IBS; #sindrome intestino irritabile; #protocollo

NEBBIA NELLA TESTA? POCA MEMORIA? STRESSATI? C’E’ MODO DI MIGLIORARE

Spesso trascurata, la Bacopa monnieri è una pianta molto apprezzata in India per le sue virtù salutari. Nella medicina ayurvedica, infatti, questa pianta è considerata essere un tonico naturale per lottare contro le affezioni del cervello. Molto studiata in questi ultimi anni, ormai è considerata appartenere alla famiglia degli adattogeni. Ciò significa che permette di lottare naturalmente contro gli stati di stress e di ansia. Più recentemente, alcuni ricercatori l’hanno definita un potente nootropico naturale capace di migliorare le capacità conoscitive fra cui memoria e concentrazione.

Approfittiamo di uno studio comparso nel 2016 sulla rivista Pharmacognosy Magazine [1], per farvi conoscere meglio le attività benefiche della Bacopa monnieri a livello cerebrale.

Bacopa monnieri, une pianta dalle proprietà misconosciute

Benché la Bacopa monnieri sia utilizzata da millenni in India come tonico naturale, alcuni effetti a livello dell'organismo restavano non ancora chiariti. Infatti, è ben noto come presenti numerosi vantaggi per la salute e, fra questi, sono da sottolineare le sue proprietà antiossidanti, anti-ulcerogene, adattogene e epatoprotettive. Tuttavia, è la sua azione come nootropico naturale che interessa in particolare questi ultimi ricercatori. Per confermare i vantaggi di questa pianta per stimolare il cervello, hanno valutato l'effetto di un estratto di Bacopa monnieri su molecole e cellule conosciute per il loro ruolo nella memoria e la conoscenza. Ed i loro risultati sono risultati molto positivi, con l'identificazione di molte azioni della Bacopa monnieri sulle vie colinergiche, dopaminergiche, serotoninergiche e di un effetto neuroprotettivo.

Spiegazione degli effetti della Bacopa monnieri sulle capacità cognitive

Questo nuovo studio ha permesso di mettere in evidenza molti meccanismi d'azione della Bacopa monnieri nell'ambito dell'organismo. Secondo i ricercatori, alcuni composti attivi di questa pianta avrebbero un effetto antagonista a livello dei recettori 5HT2a e 5HT6, che sono recettori per la serotonina implicati nei processi di memorizzazione. Grazie a quest'effetto antagonista, l'estratto di Bacopa monnieri potrebbe dunque agire nel migliorare la memoria. Inoltre, quest'estratto naturale avrebbe anche altre azioni che influenzerebbero positivamente la memoria. In effetti, lo studio ha dimostrato che l'estratto utilizzato permetteva di inibire enzimi come la catechol-O-metiltransferasi (COMT) e la prolilendopeptidasi (PEP). L'enzima COMT interviene nella modulazione della memorizzazione con un impatto sul metabolismo della dopamina. L'azione inibitrice dei composti di Bacopa monnieri permetterebbe così di migliorare la memoria. Il secondo enzima PEP da parte sua è conosciuto per la sua attività di neuropeptidasi, implicata nel declino conoscitivo. In effetti, l'enzima PEP denatura neuropeptidi come l’arginina-vasopressina, l’ossitocina, la neurotensina e anche la sostanza P, molecole che svolgono un ruolo chiave nel rafforzamento positivo, le interazioni sociali, l'emozione o anche la risposta allo sforzo. Inibendo l'attività dell'enzima PEP, l'estratto di Bacopa monnieri potrebbe così avere un effetto positivo contro il declino conoscitivo, e un effetto benefico nei confronti delle capacità cognitive. 

Questo nuovo studio suiia Bacopa monnieri conferma l'entusiasmo crescente nei confronti di questa pianta miracolosa, considerata allo stesso tempo come un adattogeno benefico contro lo stress e un nootropo naturale, capace quindi di migliorare le capacità cognitive. Grazie al loro lavoro, questi ricercatori portano quindi nuove prove scientifiche sull'efficacia ed il potenziale terapeutico dei baccosidi, principali composti attivi della Bacopa monnieri.


Buona salute!
Chiara Saggioro, B.Sci., Ph.D.
Alfredo Saggioro, M.D.


Per sapere di più:
1. Dethe S, Deepak M, Agarwal A, Elucidation of Molecular Mechanism(s) of Cognition Enhancing Activity of Bacomind®: A Standardized Extract of Bacopa Monnieri, Pharmacogn Mag, 2016 Jul, 12(Suppl 4):S482-S487.



venerdì 6 gennaio 2017

PENSI CHE PERDERE PESO SIA DIFFICILE? by Chiara Saggioro

Quando si vuole perdere qualche chilo di troppo, ma vale anche per chi di chili deve perderne parecchi, spesso si ricevono consigli sconfortanti, che creano difficoltà e non ottengono i risultati sperati.
Questo avviene perché gran parte delle diete, si basa su principi sbagliati e cercheremo, molto brevemente, di darvi qualche indicazione per comprendere come superare questo problema.

L’ipotesi calorica
E’ opinione corrente che: l’obesità sia solo mancanza di volontà:
…mangia meno...fa più esercizio…e dimagrirai: solo tu puoi volerlo!

Questo modello fallisce quasi sempre perché:
·      Il nostro organismo possiede meccanismi compensatori molto saggi per difenderlo dalla perdita di peso: diminuisce la spesa energetica, cioè il consumo di calorie e aumenta l’appetito appena ci si mette a dieta.
·      I carboidrati ad alto indice glicemico (come gli zuccheri raffinati, le bevande dolcificate, i cereali raffinati e gli amidi) accendono il nucleus accumbent, cioè il centro cerebrale per le dipendenze, promuovendo un alimentarsi compulsivo di alimenti ad alto indice glicemico (in poche parole portandoci a mangiare proprio quello che non vorremmo)
·      Molteplici e diversi fattori regolano inoltre il metabolismo: la composizione della dieta, il microbioma intestinale, le esposizioni a tossici, infezioni, allergeni, lo stato nutrizionale, le disfunzioni mitocondriali, e i disequilibri ormonali e dei neurotrasmettitori.
Le “diete tradizionali a restrizione calorica” esaltano le disfunzioni metaboliche e si traducono, nel lungo termine, nella tendenza a MANGIARE IN ECCESSO.

Proviamo a guardare le cose da un punto di vista diverso…
·      Un’alimentazione di scarsa qualità, non le calorie, rappresenta il percorso verso l’obesità.
·      Tutte le calorie non sono create uguali.
·      Il cibo è molto di più che solo calorie…è informazione che programma l’espressione dei nostri geni e modifica lo stato metabolico.
·      Le diete che non funzionano è perché non si rivolgono a modificare quelle che sono i generatori principali dell’assunzione di un eccesso calorico: le dipendenze psicologiche, anche inconsce, da carboidrati raffinati e zuccheri.
Lo zucchero crea dipendenza otto volte di più della cocaina!

Studi di neurofisiologia e di ricerca sperimentale rivelano similarità sorprendenti fra la dipendenza da zuccheri e da cocaina.
·      Sia il sapore dolce, sia i farmaci dell’abuso come la cocaina, stimolano la liberazione di dopamina nel nucleo ventrale striato del cervello, che è critico nei processi che riguardano la sensazione di premio e apprendimento del premio (per cui ci sentiamo falsamente premiati).
·      Sia una tolleranza crociata, sia una dipendenza sono caratteristiche del consumo di zuccheri e dell’abuso di farmaci. Questo significa che, col passare del tempo, per entrambe le situazioni è necessario aumentare le quantità per ottenere l’effetto desiderato.
·      In uno studio sperimentale, i ratti preferivano la saccarina endovena rispetto alla cocaina endovena e, in un altro, sceglievano il saccarosio (lo zucchero comune della zuccheriera) piuttosto che la cocaina.
Il mangiare compulsivo può somigliare alla dipendenza da cocaina!

Il grasso viscerale è affamato e può determinare un comportamento compulsivo nei confronti del cibo
·      Il grasso viscerale è quello che è situato (e conservato) attorno agli organi interni, in grande prevalenza nell’addome.
·      Le cellule adipose (quelle che contengono il grasso) viscerali sono attive metabolicamente e funzionano come se consumassero benzina dal torrente sanguigno, inducendovi quindi a mangiare di più per fare rifornimento.
·      Queste cellule secernono ormoni e citochine che promuovono aumento di peso e infiammazione.
o   Ormoni quali adiponectina, insulina, resistina, leptina e MSH
o   Citochine quali IL-6, TNF-alfa e altre molecole pro-infiammatorie.
·      La liberazione d’insulina avviene in risposta a cibi ad alto indice glicemico, creando ancor più infiammazione e un metabolismo che promuove obesità aumentando i depositi di grassi = un vero e proprio circolo vizioso.
La composizione della dieta è più importante delle calorie…e molti studi lo evidenziano molto bene. Eccovi alcuni esempi:
·      Uno studio europeo di vaste dimensioni sul calo ponderale ha reso evidente come un aumento del contenuto proteico e una contemporanea riduzione dell’indice glicemico della dieta (che significa riduzione di tutti gli alimenti ad alto indice glicemico) ha determinato un miglioramento dei risultati: gran parte dei soggetti l’ha completato con successo e, in seguito, mantenuto la perdita di peso.
·      Un altro studio ha evidenziato come una dieta a basso indice glicemico e più elevata in grassi e proteine migliori il metabolismo e la sensazione di energia.
·      Topi alimentati con una dieta a elevato indice glicemico, evidenziano, dopo sole nove settimane, un aumento del doppio del grasso corporeo rispetto a quelli alimentati con dieta a basso indice glicemico.
·      Atleti sottoposti a una dieta chetogenica e ricca in lipidi, presentano migliori performances e meno stanchezza.
A parte il problema peso, vi ricordiamo che ricerche recenti indicano il consumo di zuccheri come un fattore di rischio indipendente per molte, se non tutte, le malattie croniche.

Avete bisogno di altre ragioni per smettere di mangiare zuccheri?

Queste sono le nostre raccomandazioni per una salute e un peso ottimali:
1.   La qualità degli alimenti è essenziale…la dieta deve essere a basso contenuto glucidico, ricca in micronutrienti, fitonutrienti e contenuto di fibre = mangiate un arcobaleno di colori con i vostri alimenti (e non pensate di sostituirli con una pillola, come certe pubblicità suggeriscono)
2.   Scegliete, per quanto possibile, carni da allevamenti a prato e biologiche (cliccare qui) e pesce pescato e non di allevamento.
3.   Aumentate il consumo di vegetali e di frutta a basso indice glicemico come i frutti di bosco e le mele verdi.
4.   Evitate tutti gli alimenti inscatolati e di produzione industriale. Soprattutto: se sono descritti più di 3-4 ingredienti, non comprateli!
5.   Limitate tutti i cibi che sono ricchi in amidi, come le patate e il riso bianco.
6.   Eliminate il glutine se siete sensibili o se geneticamente predisposti a reazioni ed evitate TUTTI i cereali raffinati.
7.   Evitate tutti i grassi idrogenati e trans. Utilizzate liberamente burro biologico, ghee, olio di cocco, olio di oliva extravergine, avocado e altri grassi salutari.
8.   Evitate alimenti geneticamente modificati (OGM) come il mais, la soia e la canola.


Buona salute!
Chiara Saggioro, D.Sci., Ph.D.
Alfredo Saggioro, M.D.


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domenica 13 novembre 2016

VUOI MANTENERE SANO IL TUO MICROBIOTA?


Gran parte delle persone pensa ai batteri come a una delle cause per cui ci si può ammalare e sviluppare certe malattie. 
Negli ultimi 15 anni abbiamo cominciato a conoscere e a pensare al fatto che ci sono migliaia di miliardi di batteri presenti dentro di noi e li abbiamo chiamati microbiota, un ecosistema interno integrato che porta beneficio alle nostre barriere verso il mondo esterno, cura la salute intestinale (ma anche quella di pelle e mucose in genere) e del sistema immunitario.
Ancor più di recente, la comunità scientifica ha raggiunto la consapevolezza sul ruolo importante che i batteri hanno nel dotarci di un forte sistema immunitario e nel mantenerci in salute. Non solo i batteri non sono tutti nocivi per la nostra salute, ma alcuni sono invece cruciali per sostenere il nostro sistema immunitario, mantenere un funzionamento ottimale del nostro sistema digestivo, perché i nostri livelli ormonali stiano in equilibrio e il cervello lavori adeguatamente.
Che cos’è quindi il microbiota, perché è così importante e come possiamo proteggerlo? Lo vedremo assieme.

COS’E’ IL MICROBIOTA UMANO?
Vi parliamo di microbiota umano perché ogni essere vivente, non solo animale, ma anche appartenente al regno vegetale possiede un proprio microbiota che lo contraddistingue. Ognuno di noi presenta un complesso ecosistema di batteri che si trovano sul nostro corpo, in prevalenza all’interno, che noi chiamiamo microbiota.
Il microbiota è definito come la “comunità dei microbi”. La stragrande maggioranza delle specie batteriche che costituiscono il nostro microbiota vivono nel nostro tratto digestivo, che inizia dalle labbra e finisce all’ano.
In accordo con il Dipartimento di Chimica e Biochimica dell’Università del Colorado, “il microbiota umano consiste di 10-100 miliardi di miliardi di cellule batteriche simbiotiche, ospitate (o che ospitano?) da ciascuna persona, primariamente nel tratto digestivo. Il microbioma umano è rappresentato dai geni che sono presenti in queste cellule.” 
I nostri microbiomi individuali vengono anche chiamati le nostre impronte genetiche (una specie d’impronta digitale molto più sofisticata), in quanto contribuiscono a determinare il nostro “unico” DNA, alcuni fattori ereditari, la predisposizione alle malattie, il tipo di organismo o, se preferite il tipo di assetto che determinerà anche il peso corporeo e molto altro. I batteri che compongono il nostro microbiota si possono trovare ovunque, anche al di fuori del nostro organismo, in qualsiasi superficie noi possiamo toccare e in ogni parte dell’ambiente con il quale veniamo in contatto.
È un vero e proprio organo, o meglio sistema, ma questo concetto può trarci in confusione perché è molto differente da quelli che noi chiamiamo organi, poiché non si trova solo in un punto di collocazione preciso, e non ha una dimensione apprezzabile, eppure presenta diversi ruoli difficili da percepire ma che sono collegati a un gran numero di funzioni del nostro organismo.
Anche la parola “microbiota” vi può dire molte cose su come lavori e sulla sua importanza, visto che “micro” significa piccolo e “biota” significa habitat di soggetti viventi.

È sostenuto da molti ricercatori che fino al 90 per cento delle malattie possono essere ricondotte in qualche modo all’intestino e alla salute del microbiota. Anche se vi può sembrare incredibile, il vostro microbiota è la “casa” di miliardi di miliardi di microbi, una miriadie di diversi organismi che aiutano, in qualche modo, a governare quasi ogni funzione del corpo umano. L’importanza del nostro microbiota intestinale non deve essere sovrastimata: anche l'intestino, direttamente esercita il proprio ruolo e una “salute intestinale” scadente può contribuire alla sidrome da intestino permeabile (leaky gut syndrome) e a malattie autoimmuni e condizioni come l’artrite, la demenza, le malattie cardiovascolari e il cancro, mentre, allo stesso tempo, la nostra salute, fertilità e longevità trovano anch’esse relazione con l’equilibrio che si stabilisce con queste piccole creature che vivono nel nostro intestino.

Nel corso della nostra vita, noi, direttamente, contribuiamo a plasmare il nostro microbiota che, inoltre, si adatta ai cambiamenti nel nostro ambiente. Per esempio, il cibo che mangiamo, come dormiamo, la quantità di esposizione ai batteri esterni su base giornaliera e il livello di stress che viviamo contribuiranno tutti a stabilire lo stato del nostro microbiota.

LA DIETA PER IL MICROBIOTA: COME E COSA MANGIARE PER SOSTENERE IL SISTEMA IMMUNITARIO E RIDURRE L’INFIAMMAZIONE

Quello che mangiame gioca un ruolo fondamentale nello stabilire la salute intestinale e nel sostenere i batteri buoni del microbiota. Gli studi di ricerca, nelle ultime decadi, hanno rivelato come ci sia un indissolubile legame fra il microbiota proprio di una persona, la digestione, il peso corporeo e il metabolismo. In un’analisi comparativa fra il genere umano e 59 specie di differenti mammiferi, i microbiomi differivano drammaticamente a seconda della dieta seguita dalla specie osservata.
E’ altrettanto vero il rovescio della medaglia: la salute dell’intestino può aver ruolo su come l’organismo estragga i nutrienti dalla dieta e accumuli grasso. Il microbiota intestinale sembra giocare un ruolo importante nell’obesità, e si è visto che modificazioni nei ceppi batterici presenti nell’intestino comportano modificazioni rilevanti sullo stato di salute e sul peso corporeo già solo dopo pochi giorni. Per esempio, se un topo germ-free (nato e allevato sterile) riceve un trapianto di microbiota da un topo grasso, acquista rapidamente una quantità maggiore di grasso corporeo senza aumentare la quantità di cibo somministrato, perché i batteri intestinali influenzano la produzione di ormoni (come l’insulina), l’assimilazione dei nutrienti e l’accumulo di grassi (tessuto adiposo). 

Ora che dovreste avere capito quanto sia importante diminuire l’infiammazione e sostenere la salute intestinale, proviamo a vedere assieme come potete fare in modo che questo avvenga.

Gli alimenti che promuovono l’infiammazione comprendono:
  • Oli vegetali raffinati (come quello di canola, mais e soia che contengono quantità elevate di acidi grassi omega-6 che sono pro-infiammatori).
  • Prodotti caseari pastorizzati (contengono allergeni comuni).
  • Carboidrati raffinati e prodotti industriali del grano.
  • Carni non provenienti da allevamenti biologici e sostenibili (la carne convenzionale, il pollame e le uova sono in questo caso ricche di omega-6 per il fatto che gli animali vengono alimentati con mais e ingredienti economici che alterano il loro microbiota).
  • Zuccheri aggiunti (che si trovano nella maggioranza degli snacks, pani, grissini, cracker confezionati, condimenti, alimenti inscatolati, cereali, ecc.).
  • Grassi trans/grassi idrogenati (utilizzati negli alimenti inscatolati/processati e spesso per friggere).

Dall’altra parte stanno gli alimenti naturali che possono ridurre l’infiammazione e aiutare l’aumento di batteri buoni nell’intestino:
  • Alimenti antiossidanti aiutano a ridurre i danni a livello delle mucose del tratto digestivo provocate dallo stress ossidativo e determinano un rallentamento di un sistema immunitario iperattivo salvaguardando così le cellule sane.
  • Alimenti antinfiammatori che dovrebbero essere alla base della vistra dieta comprendono:
    • Vegetali freschi (di ogni genere): sono carichi di fitonutrienti che sappiamo bene diminuiscono il colesterolo, i trigliceridi e i sintomi dell’artrite reumatoide, della malattia di Alzheimer, il rischio di cancro, di malattie cardiovascolari e di diabete. Ricercate sempre di variare molto, a seconda delle stagioni, meglio se di origine biologica e 4-5 porzioni al giorno. Fra i migliori tenete presente le bietole, carote, cruciferacee (broccoli, cavoli, cavolfiori e kale che oggi si trova anche in Italia), cipolle, piselli, insalate verdi, alghe e zucche.
    • Pezzi interi di frutta (non succhi): La frutta contiene vari antiossidanti come il resveratrolo e i flavonoidi, che sono collegati alla prevenzione del cancro e alla salute del nostro cervello. Tre o quattro porzioni al giorno rappresentano una giusta quantità per la maggior parte delle persone e parliamo di mele, more, mirtilli, ciliegie, pesche noci, arance, pere, pompelmi rosa, prugne, melagrane, pompelmo rosso o fragole.
    • Erbe aromatiche, spezie e tè: curcuma, zenzero, basilico, origano, timo, ecc. più tè verde e caffè biologico con moderazione.
    • Probiotici: Gli alimenti probiotici contengono “batteri buoni” che popolano il vostro intestino e combattono i ceppi di batteri cattivi. Cercate di includere regolarmente nella vostra alimentazione cibi probiotici come lo yogurt, kombucha, kvass, kefir, o verdure fermentate.
    • Pesce pescato in natura, uova di galline allevate a terra, e carni allevate a pascolo: contengono più acidi grassi omega-3 degli alimenti da allevamento intensivo e rappresentano una fonte notevole di proteine, grassi salutari e di nutrienti essenziali quali lo zinco, il selenio e le vitamine de gruppo B.
    • Grassi salutari: burro da mucche allevate a pascolo, olio e burro di cocco, olio extravergine di oliva, noci, semi.
  • Grani antichi come il farro e legumi e fagioli: meglio ancora se germogliati e integrali al 100 per cento. Due o tre porzioni al giorno o anche meno è la scelta migliore, specialmente fagioli,  fagioli azuki, fagioli neri, fagioli con l'occhio, ceci, lenticchie, riso nero, amaranto, grano saraceno, quinoa.
  • Vino rosso e cacao o cioccolato nero (con più del 75% di cacao): con moderazione, più volte alla settimana o quotidianamente in piccole quantità.
    Se l'articolo è stato per voi interessante e volete sapere come il microbiota possa ulteriormente essere rafforzato e quali malattie siano ad esso collegate, seguiteci nel prossimo articolo.

    Buona salute!
    Dr.ssa Chiara Saggioro, D.Sci, Ph.D.
    Prof. Alfredo Saggioro, M.D.


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