sabato 13 agosto 2016

VOGLIAMO ANCORA STUPIRVI...ECCO A VOI IL FRUTTO DEL DRAGONE!

Non ci passa per la testa, nemmeno un momento, la possibilità che non sarete incuriositi. Almeno quanto noi quando ci siamo imbattuti per la prima volta in questo frutto, esotico, tropicale, originario del Messico e dell’America Centrale di colore rosa acceso.
Comincia da poco a trovarsi in molti supermercati statunitensi, ma anche in Europa, ma dubitiamo che molti sappiano che cosa farsene del frutto del dragone, che sapore abbia e se faccia bene.
Appartiene alle Cactacee, genere Hylocereus e non solo questo frutto dal colore acceso e protetto da spine è molto gustoso, ma ha un impatto positivo sulla resistenza insulinica, la sindrome metabolica e il fegato grasso (steatosi epatica).
Proprio alcune settimane orsono, in un convegno che seguivamo, è stata presentata una relazione sulla NAFLD (= Non Alcoholic Fatty Liver Disease, che significa steatosi epatica che non origina da eccesso di alcol), che metteva in guardia, non solo sulla sindrome metabolica che è quasi sempre associata al fegato grasso, ma sulla possibilità di cancro del fegato senza passare prima attraverso i vari stadi della cirrosi epatica. Infrequente, ma possibile. Quindi una condizione importante da non sottovalutare.
Il frutto del dragone cresce sul cactus Hylocereus e viene anche chiamato pitaya (impropriamente) pitahaya (più esatto) o fragola-pera. I fiori, sul frutto, si aprono solo di notte, e il suo aspetto ricorda vagamente quello di un dragone, per l’aspetto esteriore rosa con larghe spine verdi. La varietà più comune del frutto del dragone contiene una polpa bianca con piccoli semi neri, commestibili.
A dispetto dell’aspetto esteriore che potrebbe non essere invitante, il sapore del frutto del dragone assomiglia a un incrocio fra pera e kiwi. La polpa è leggermente agrodolce, croccante e si ottiene aprendo il frutto nella sua lunghezza per estrarla o tagliando il frutto a quarti, come una mela e poi privandolo della buccia coriacea e amara.

Può essere consumato come meglio si crede, ma i modi più frequenti sono:
  • Mangiare la polpa direttamente una volta che il frutto è stato sbucciato
  • A pezzetti con yogurt o gelato di crema
  • Assieme a un’insalata
  • Come un ghiacciolo dopo averne spremuto il succo e averlo congelato
  • Come un buon frullato o frappé


Ma non siamo qui per decantarvi la bontà di questo frutto o illustrarvi i suoi utilizzi in cucina, ma per farvi conoscere le sue proprietà benefiche per la salute.
Frutto del dragone e benefici per la salute
Questo frutto contiene molti nutrienti di grande valore.
È una grande fonte di vitamina C tanto che una sola porzione contiene più di un terzo della dose giornaliera raccomandata, ma è anche ricco in ferro, povero di calorie e ricco in fibre. Contiene inoltre altre vitamine e minerali e diversi tipi di antiossidanti che proteggono le cellule dal danno dei radicali liberi, riducono il rischio di malattie croniche e rallentano i processi di invecchiamento.
I tre tipi di antiossidanti presenti nella polpa del frutto del dragone:
  • Betalaine. Questi antiossidanti prevengono l’ossidazione del colesterolo LDL, quello cattivo, inibendone il rischio aterogeno.
  • Idrossicinnamati. Sono antiossidanti dalle proprietà anticancerogene.
  • Flavonoidi. Questi antiossidanti aiutano a sostenere e mantenere la salute vascolare e neurologica.


Resistenza insulinica e fegato grasso.
A parte l’ampia gamma di benefici resi possibili da questi tre gruppi di antiossidanti, il frutto del dragone possiede una caratteristica esclusiva: si è visto che riduce la resistenza insulinica e la steatosi epatica, che sono parte della sindrome metabolica e contribuiscono non solo all’insorgenza del diabete, ma anche delle malattie croniche del fegato, cirrosi inclusa. Sebbene gli studi eseguiti negli ultimi anni siano stati tutti su soggetti animali, i ricercatori ritengono che le loro conclusioni siano molto probabilmente applicabili anche all’uomo.
Vediamo allora quali siano le conclusioni cui sono giunti
  • Nel 2014 sulla rivista online BMC Complementary and Alternative Medicine è comparso un lavoro sulle modificazioni della funzione epatica nei soggetti che seguivano una dieta ad alto contenuto di grassi e carboidrati cui veniva contemporaneamente somministrato del succo di frutto del dragone. I risultati sono stati una riduzione dei valori degli enzimi epatici nei soggetti che bevevano il succo di questo frutto rispetto a quelli che non lo bevevano, portando i ricercatori a concludere che questo frutto può essere utile a combattere la sindrome metabolica.
  • In un numero del Journal of Gastroenterology and Hepatology, nel 2015, i ricercatori hanno studiato gli effetti delle betalaine estratte dal succo del frutto del dragone. Questi antiossidanti sono risultati in grado di ridurre il grasso viscerale, minimizzando l’accumulo nel fegato e migliorando la resistenza insulinica. La conclusione dello studio è stata che gli antiossidanti contenuti nel frutto del dragone potrebbero avere applicazione clinica nel trattamento dell’obesità, della NAFLD e del diabete di tipo 2.
  • Sulla rivista PlosOne, nel 2016, è stata valutata l’influenza del succo del frutto del dragone sulle alterazioni del metabolismo correlate con l’obesità, in soggetti mantenuti a dieta ricca in grassi. Il frutto del dragone è risultato efficace nel ridurre la resistenza insulinica indotta da un’alimentazione ricca in grassi e carboidrati, la steatosi epatica e l’accumulo di grasso. Anche in questo studio i ricercatori hanno concluso che il frutto del dragone è in grado di proteggere dalla resistenza insulinica e dalla steatosi epatica indotte da una dieta squilibrata in carboidrati e grassi.


Aspettate a precipitarvi dal vostro fruttivendolo di fiducia, non è ancora importato o coltivato in Italia, ma potete ordinare su eBay i semi o piccoli rizomi e provare l’avventura di coltivarlo. È un cactus, sta bene anche in casa.
Nel frattempo godetevi queste altre proprietà che solleticheranno le vostre voglie (e chissà se indurranno qualcuno all’importazione di questi frutti).

Come sempre le medicine naturali hanno caratteristiche proprie dei vari paesi da cui traggono origine e sono condizionate dalla qualità delle materie prime disponibili.
Il frutto del dragone, originario del Centro America, è stato usato dalle medicine popolari di questi paesi, per molti secoli, per affrontare alcuni problemi medici o di salute.
Se volete ritardare i processi d’invecchiamento, prevenire l’ipertensione e migliorare il vostro aspetto, questo frutto esotico vi sarà utile per vivere una vita più felice e in salute. Leggete i prossimi sette benefici!
  1. Come migliorare i vostri tentativi di perdere peso: Una delle prime esperienze che si provano quando si cerca di perdere peso è la difficoltà di tenere sotto controllo le pulsioni a mangiare certi cibi. Ebbene, questo frutto esotico vi aiuterà a mantenere il vostro appetito sotto controllo. Perché questo? Perché è molto ricco di fibre e ha veramente poche calorie, per cui vi aiuterà a sentirvi sazi per più tempo, aumentando contemporaneamente la velocità del vostro metabolismo. Sarà così tutto più facile.
  2. Come prevenire l’ipertensione e le malattie di cuore: I due fattori maggiormente coinvolti nel determinare malattie cardiovascolari e ipertensione sono lo stress e le arterie più rigide. Considerato che il frutto del dragone essenzialmente ripulisce l’interno del vostro organismo, sarà utile anche nel mantenere tessuti in salute all’interno del cuore e dei vasi sanguigni. Inoltre, diminuendo lo stress ossidativo, elimina una delle cause principali delle malattie cardiovascolari.
  3. Come rifornire di antiossidanti il vostro organismo: Gli antiossidanti sono molecole che combattono i radicali liberi che rappresentano la causa principale d’invecchiamento e di cattiva funzione cellulare, creando problemi importantissimi all’organismo (compreso il cancro). Gli antiossidanti dei quali il frutto del dragone è ricchissimo prevengono quindi i danni da radicali liberi e la loro interferenza con le vostre funzioni vitali. Questo effetto è dose dipendete e se mangerete molti frutti del dragone, sarà più facile per il vostro organismo disintossicarsi e garantirsi un sistema immunitario più forte e ottenere di conseguenza una qualità di vita migliore.
  4. Come ritardare l’invecchiamento delle cellule della pelle: Ci sono milioni di creme anti-aging che costano centinaia di euro alla volta. Ma la soluzione più semplice passa attraverso il fruttivendolo, in questo caso. Gli antiossidanti di cui è ricchissimo il frutto del dragone impediranno ai radicali liberi, sempre loro(!), di fare invecchiare la vostra pelle che diventerà e resterà più giovane, migliorando il vostro aspetto.
  5. Come sviluppare un sistema immunitario efficiente attraverso vitamine e minerali: Il sistema immunitario è forse il sistema più critico dell’organismo perché vi protegge dalle malattie  e dal contrarre infezioni. Il frutto del dragone contiene dozzine di minerali, vitamine e altre sostanze utili e le più importanti sono: Vitamina C, Vitamina B1, B2, B3, calcio, fosforo, ferro, proteine, antiossidanti, niacina (o vitamina PP) e fibre. Utilizzando questa combinazione sarete in grado di combattere infezioni e malattie più facilmente!
  6. Come contrastare problemi respiratori come tosse e asma: I disturbi respiratori come l’asma, e la tosse provocata dal raffreddore o dall’influenza alle volte sono difficili da trattare, e, nonostante che il frutto del dragone non sia certamente la panacea di tutti i mali, né sostituire completamente alcuni farmaci che possono essere necessari in queste situazioni acute, può aiutare a rendere meno fastidiosi questi sintomi. In particolare, la notevole quantità di vitamina C può agire proprio nella prevenzione di queste affezioni.
  7. Come tenere la glicemia sotto controllo: Ne abbiamo già parlato ma vogliamo qui ricordare quanto sia importante quest’aspetto metabolico, sottolineando anche che in Medicina Funzionale una glicemia più di 100, a digiuno, è già una spia di metabolismo alterato. La notevole quantità di fibre che è garantita dal consumare questo frutto, impedirà al vostro organismo di sperimentare picchi glicemici, ovviamente non sostituendo questo comportamento al seguire una alimentazione adeguata.


Non vogliamo continuare con questo elogio del frutto del dragone per non crearvi un’acquolina che forse ancora per un certo tempo non potrete soddisfare. Ma come sapete bene, quello che trovate dal vostro fruttivendolo è soggetto alle leggi di mercato. Cominciate a richiederlo, ripetutamente, e vedrete che anche questo frutto, che sicuramente è uno dei più preziosi che possa essere consumato, prima o poi sarà disponibile, per la gioia del vostro palato, ma soprattutto della vostra ricerca di giovinezza e salute.
Buona salute!
Alfredo Saggioro, M.D.
Chiara Saggioro, D.Sci., Ph.D.

Tags: #frutto del dragone, #malattia metabolica, #steatosi epatica, #ipertensione, #cancro, #bellezza, #anti-aging, #medicinafunzionale




sabato 23 luglio 2016

VI PRESENTIAMO UNA STAR: LA SANGUINARIA CANADENSIS

Riportiamo volentieri questo post tratto da The Truth About Cancer, con i nostri commenti, pensando che sia di interesse. 
La Sanguinaria canadensis è un'umile pianta che produce fiori bianchi delicati in primavera, che è sempre stata considerata un toccasana dai nativi americani per secoli. La si trova, prevalentemente, nel Nord-Est degli Stati Uniti e può essere di aiuto nei disturbi della digestione, problemi respiratori, e lesioni cutanee come tumori e verruche.
La ricerca recente ci ha fatto conoscere anche la potenza presente nella radice di questa pianta senza pretese, come fonte di un potente alcaloide, la  sanguinarina, che era già da tempo conosciuto come un potente anti-cancro.

Molti studi sono infatti a favore dell’effetto anti-cancro della sanguinarina

Centinaia di studi finora hanno dimostrato il collegamento tra le proprietà antiossidanti della sanguinarina e il cancro. Ciò suggerisce che questa sostanza unica trovata nella Sanguinaria canadensis possa avere proprietà chemioterapiche (cioè capaci di eliminare il cancro).

  • Secondo uno studio pubblicato dalla facoltà di medicina dell'Università del Minnesota che ha esaminato in particolare le modalità di guarigione dei nativi americani, i ricercatori hanno trovato che la sanguinarina che si trova nelle radici della Sanguinaria canadensis può "bloccare la proliferazione ed indurre apoptosi in numerosi tipi differenti di cellule trasformate e maligne." I ricercatori hanno scoperto, in particolare, che la sanguinarina, in maniera dose-dipendente, è efficace su alcuni tipi di cancro della pelle anche quando molti farmaci chemioterapia classici non lo sono: i ricercatori affermano che “Da un punto di vista interessante secondo gli standard chemoterapeutici, la sanguinarina sopprime la crescita delle cellule del carcinoma squamoso più efficacemente che non quella dei cheratinociti normali del prepuzio e inibisce la crescita di un numero consistente di linee cellulari resistenti ai farmaci”. 
  • La proliferazione delle cellule tumorali nel sangue è un segno distintivo della leucemia. Qualsiasi sostanza che possa ripristinare l'apoptosi (morte della cellula tumorale) risulta promettente per la guarigione della leucemia. Un recentissimo studio pubblicato nell'edizione di maggio 2016 della rivista Free Radical Biology and Medicine ha evidenziato che la sanguinarina della Sanguinaria canadensis può stimolare la morte della cellula tumorale attraverso la "attivazione della cascata della caspasi, frammentazione del DNA e down-regulation delle proteine anti-apoptotiche" in cellule di leucemia di laboratorio. 
  • Uno studio coreano del 2013 pubblicato sulla rivista Toxicology ha scoperto che gli stessi processi di cui sopra − induzione di una disfunzione mitocondriale nelle cellule del cancro – faceva sì che la sanguinarina avesse effetto anche sulla crescita del tumore colorettale.
  • In uno studio del 2011, sviluppato presso l'Università di California, Davis, ha trovato che la sanguinarina aveva un profondo effetto sul cancro della prostata. Questo principalmente per il suo effetto sulla proteina survivina
  • La scoperta più eccitante su quanto possa fare a sanguinarina è sulle cellule di cancro al seno. Lo stesso studio dell'Università del Minnesota ha anche scoperto che la sanguinarina ha un effetto sulle cellule di cancro al seno dopo una singola applicazione. L'effetto sulla sintesi del DNA dei tumori del cancro del seno (MCF-7) portava all'inibizione della crescita del tumore. Alcuni aspetti di questa inibizione rimanevano attivi per almeno tre giorni dopo una singola somministrazione (altri si ripristinavano dopo 24 ore). I risultati complessivi hanno portato i ricercatori dell'Università del Minnesota a concludere che la sanguinarina può essere in grado di "sopprimere la proliferazione delle cellule di cancro della mammella per estesi periodi di tempo."

Come avviene che la sanguinarina presente nella Sanguinaria canadensis possa uccidere le cellule cancerogene?

Come stanno scoprendo i ricercatori come quelli che abbiamo citato, la sanguinarina agisce in diverse modalità per inibire la crescita delle cellule neoplastiche. Per cercare di dirla in maniera semplice, quello che veramente conta è la sua capacità di agire sulla survivina, una proteina che è specificamente progettata per inibire la morte cellulare (apoptosi). Quando la survivina è attiva nelle cellule cancerogene, le può rendere praticamente invincibili. 
La sanguinarina inibisce direttamente le funzioni della survivina nelle cellule tumorali. Questo comporta non solo la creazione di un equilibrio all'interno della cellula, ma anche la distruzione diretta della proteina survivina. Senza la survivina che lavora a loro favore, per renderle immortali, le cellule tumorali diventano presto soggette ai cicli normali di morte cellulare, si comporatno quindi come una qualsiasi cellula normale.

Siate cauti, comunque, nel prendere in considerazione la Sanguinaria canadensis

Una cosa è certa circa la sanguinarina − sembra che un po' può andare un lungo cammino. Perché la sanguinarina è un alcaloide benzofenantridinico, usato solitamente come antimicrobico topico per le eruzioni e le lesioni cutane. È anche usato in paste dentifricie (aiuta a combattere le gengiviti) e collutori, oltre che per le condizioni sopra menzionate.
Anche se i suoi effetti di cancro-killer si verificano quando è ingerita, l’assunzione per via orale può portare a bruciori di stomaco, vomito, vertigini, debolezza e offuscamento della vista. Per questo motivo, mai avviare un proprio protocollo casalingo con la Sanguinaria canadensis. Deve sempre essere somministrata sotto la supervisione di un operatore sanitario qualificato.

Molto è stato scritto sulle incredibili proprietà curative delle erbe che vengono da Cina, India e altri paesi asiatici. Non molto è conosciuto, tuttavia, circa le erbe curative potenti che crescono negli Stati Uniti. La Sanguinaria canadensis, cresce in natura e viene utilizzata come pianta decorativa in molte comunità della costa orientale, e rappresenta un ottimo esempio. La scienza moderna sta scoprendo solo ora ciò che i popoli nativi proprio qui sul continente americano hanno conosciuto per secoli. La Sanguinaria canadensis, se usata con attenzione potrebbe divenire un tonico, antimicrobico e potenzialmente un presidio anti-cancro di attualità. Potrebbe portare a guarigione, in molti casi, ma queste informazioni sono state sin’ora eliminate dalla conoscenza grazie ai media e l’istruzione medica accademica. 

Buona salute!
Alfredo Saggioro, M.D.
Chiara Saggioro, D.Sci, Ph.D.

Ci trovate anche su:

venerdì 1 luglio 2016

RIABILITIAMO GLI ACIDI GRASSI by Chiara Saggioro

Abbiamo osservato in questo Blog un grande interesse per tutti gli articoli che riguardano i lipidi, il colesterolo e il rischio di arteriosclerosi. C'è ancora molto da dire.
I consigli sulla nutrizione che abbiamo ricevuto in questi ultimi anni sono stati di frequente rivisti, anche con voltafaccia impressionanti. Inizialmente le noci sono state imputate come causa di malattia cardiaca, le uova sono state bandite dal tavolo di colazione o di qualunque altro pasto perché ricche in colesterolo, solo per essere nuovamente accolte più tardi. La margarina inizialmente è stata ritenuta più sana del burro, fino a quando i ricercatori hanno determinato che i grassi trans sono i maggiori imputati per i danni sulle arterie.

Oggi le opinioni (che derivano da ricerca e studi clinici) sono molto diverse.

GLI ACIDI GRASSI SATURI RIABILITATI!

Sì avete capito bene... è giunto il momento per i grassi saturi di essere riabilitati e non considerati come causa di tutte le malattie di cuore.
Il Dr. Aseem Malhotra così afferma in un recente editoriale sul BMJ (British Medical Journal) : "Il mantra che i grassi saturi debbano essere rimossi per ridurre il rischio di malattia cardiovascolare ha dominato i consigli dietetici e le linee guida per quasi quattro decenni." Ed è tempo di cambiare!

“Gli scienziati accettano universalmente che i grassi trans, che sono presenti in molti fast food, prodotti da forno e margarine, siano in grado di aumentare il rischio di malattia cardiovascolare attraverso processi infiammatori. Ma per i "grassi saturi" è un'altra storia. Il mantra che i grassi saturi  debbano essere rimossi per ridurre il rischio di malattia cardiovascolare ha dominato i consigli dietetici e le linee guida per quasi quattro decenni. Un errore, perché prove scientifiche dimostrano che questo consiglio ha, paradossalmente, aumentato il rischio cardiovascolare. Inoltre, l'ossessione per i livelli di colesterolo totale, che ha portato a un esagerato trattamento di milioni di persone con le statine, ha deviato l'attenzione dai fattori di rischio più eclatanti della dislipidemia aterogena”.

I grassi saturi, come quelli presenti nel burro, forniscono nutrienti essenziali.

Studi recenti non hanno identificato alcuna associazione significativa fra l'assunzione di grassi saturi e il rischio cardiovascolare. 
Sono invece risultati essere protettivi. 
L'origine dei grassi saturi può essere importante. Il burro biologico è un grande fornitore di vitamine A e D e c'è un legame tra carenza di vitamina D e un rischio aumentato significativamente di mortalità cardiovascolare. Il burro è una fonte essenziale della forma più facilmente utilizzata di vitamina A, necessaria per il supporto della pelle e degli organi, comprese le ghiandole endocrine, sistema immunitario e il cervello. E burro è pieno di antiossidanti! Contiene vitamina E, colesterolo buono (il tipo che non è ossidato) ed è importante per la funzione cerebrale. È una fonte naturale di acidi linoleici coniugati (CLA), che negli studi di ricerca sembrano essere promettenti quali elementi fondamentali nel mantenimento del peso normale e nella prevenzione del diabete.

Le carni lavorate, i prodotti lattiero-caseari e le carni bovine non biologiche e alimentate con mangimi, e non a pascolo, sono invece pericolose...

In uno studio (che potete trovare cliccando qui), è stato evidenziato come più alte concentrazioni plasmatiche di acido palmitoleico, un acido grasso che si trova principalmente nei prodotti lattiero-caseari, siano associate con più elevate concentrazioni di lipoproteine ad alta densità, concentrazioni più basse di trigliceridi e proteina C reattiva, ridotta insulino-resistenza e minore incidenza di diabete negli adulti.  La carne rossa è una delle fonti maggiori di grassi saturi. 
Il consumo di carni lavorate (insaccati, scatolami), ma non di carne rossa è stato associato con malattia coronarica e diabete mellito, e questo può essere spiegato dalla presenza di sodio e nitrati come conservanti (anche questa informazione può essere verificata cliccando qui).

I carboidrati, soprattutto quelli trasformati, possono essere un fattore di rischio più grande per infiammazione cronica e malattia cardiaca.

I grassi saturi possono aumentare il colesterolo LDL. Ma, rispetto ai carboidrati, aumentano anche il colesterolo HDL e abbassano i trigliceridi. 
Se guardiamo solo al colesterolo LDL, potremmo pensare che i grassi saturi aumentino il rischio di malattie cardiache. Se, invece, esaminiamo l'effetto dei grassi saturi  su colesterolo HDL e trigliceridi, potremmo supporre che i grassi saturi siano in grado di abbassare quel rischio. 
Se valutiamo la combinazione, possiamo ragionevolmente pensare che che i grassi saturi siano relativamente neutri per il rischio di malattie cardiache rispetto ai carboidrati.

L’editoriale del Dr. Malhotra suggerisce quanto segue:
  • Le diete a basso contenuto di grassi saturi riducono i livelli di molecole di colesterolo LDL grandi e capaci di galleggiare e quindi a basso rischio, piuttosto che la piccole, particelle dense di LDL che sono quelle in grado di peggiorare la malattia cardiovascolare. 
  • I grassi saturi contenuti nella dieta possono effettivamente proteggere contro il rischio cardiovascolare. 
  • Le diete a basso contenuto di grassi promuovono un modello aterogenico dei lipidi del sangue, favoriscono pertanto l’ateosclerosi e peggiorano l'insulino-resistenza. 
  • Bassi livelli di colesterolo totale sono "associati con la morte cardiovascolare, il che indica che un colesterolo totale elevato non è un fattore di rischio in una popolazione in buona salute."
  • Anche nella prevenzione secondaria, nessun farmaco destinato ad abbassare il colesterolo oltre le statine ha mostrato beneficio sulla sopravvivenza, supportando l'ipotesi che i benefici delle statine siano indipendenti dai loro effetti sul colesterolo. 
  • La "dieta mediterranea" conferisce tre volte il beneficio di sopravvivenza nella prevenzione secondaria, rispetto all’uso delle statine; è risultata in un miglioramento del 30% rispetto ad una dieta "a basso contenuto di grassi" nello studio PREDIMED.


 E QUI VI PROPONIAMO LA LISTA DEI GRASSI SATURI “TOP TEN” CHE POTETE MANGIARE SENZA SENTIRVI COLPEVOLI
  1. Olio di cocco
  2. Tuorli d’uovo
  3. Avocado
  4. Burro biologico da mucche allevate a pascolo o Ghee
  5. Cioccolato nero biologico
  6. Sardine
  7. Formaggi biologici non industriali
  8. Noci del Brasile
  9. Noci macademia
  10. Anacardi

Potete trovare ancora una volta l’editoriale qui!

Buona salute!

Chiara Saggioro, D.Sci., Ph.D.
Alfredo Saggioro, M.D.



venerdì 17 giugno 2016

I CEREALI INTEGRALI CI DIFENDONO !


Riportiamo  volentieri, con i nostri commenti, l'articolo apparso questa settimana sul British Journal of Medicine (BMJ 2016;353:i2716) e intitolato: Whole grain consumption and risk of cardiovascular disease, cancer, and all cause and cause specific mortality: systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies.




Non spaventatevi dell'inglese, ci pensiamo noi a rendervi la vita e la comprensione facile.

Gli autori, del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica della Scuola di Salute Pubblica dell'Imperial College di Londra, hanno messo in relazione, attraverso una accurata ricerca di tutta la letteratura pubblicata fino a aprile del 2016, il consumo di cereali integrali e di specifici cereali con il rischio di sviluppare malattie croniche, cancro compreso, e la mortalità per qualsiasi causa.

Le conclusioni, che ci devono fare pensare, sono raccomandazioni a modificare la dieta modificando l'abitudine all'uso di cereali, invitando al consumo di soli cereali integrali, questo per ridurre il rischio di malattie croniche e di mortalità precoce.


Questo studio mette in evidenza come il maggior beneficio si riscontri nei soggetti che passano da un consumo zero di cereali integrali un equivalente di 32 grammi al giorno, che corrispondono a un panino di 60 grammi fatto di farina integrale (vera).
Ulteriori riduzioni di rischio vengono riscontrate in chi passa all'equivalente di 225 grammi di prodotti di cereali integrali al giorno.

Negli ultimi 10-15 anni erano già stati pubblicati dati circa i benefici derivanti dall'utilizzo di cereali integrali piuttosto che di quelli raffinati. Dati importanti soprattutto se teniamo conto che  i cereali rappresentano uno degli alimenti maggiormente utilizzati nel mondo  e che forniscono circa il 56 per cento dell'introito calorico medio e il 50 per cento delle proteine, facendo riferimento non esclusivamente al mondo occidentale, ma anche alle culture dei paesi in via di sviluppo.

Mancavano dati precisi circa la quantità e il tipo di cereali integrali necessari a ridurre le malattie croniche e la mortalità, per cui i ricercatori guidati dal Dr Dagfinn Aune hanno condotto una revisione sistematica e una metatanalisi su 45 studi pubblicati sul consumo di cereali integrali in riferimento a diverse possibilità di malattia e a tutte le cause di mortalità. 

Hanno studiato più di 7.000 casi di coronaropatie, 2.000 di ictus, 26.000 casi di malattie cardiovascolari, 34.000 morti per cancro e 100.000 morti fra i 700.000 partecipanti.

E i risultati sono il 19% di riduzione del rischio di coronaropatia, 22% di malattie cardiovascolari, 17% considerate tutte le cause di mortalità. In particolare, 14% in meno di mortalità per ictus, 15% in meno per cancro, 22% in meno per malattie respiratorie, 26% in meno per malattie infettive e ben il 51% in meno per diabete, per un consumo di 90 grammi di cereali integrali al giorno 

La riduzione del rischio cardiovascolare e di tutte le cause di mortalità è associata, in questo studio, all'assunzione di cereali integrali, cereali integrali a colazione, pane integrale e anche di crusca aggiunta, mentre l'utilizzo di cereali raffinati o anche di riso o altri cereali non comporta alcuna significatività, se non negativa.
Questo significa che dovremmo sostituire i cereali che utilizziamo nella giornata e nella settimana esclusivamente con cereali integrali.

Le revisioni sistematiche e le metaanalisi sono peraltro utili a mettere alcuni dati in evidenza, ma non a trarre conclusioni circa causa-effetto. E, ovviamente, vivendo noi in un mondo ormai globalizzato, si dovrebbero studiare gli effetti e i benefici eventuali sulla salute di diversi tipi di cereali in diverse situazioni geografiche, in quanto gran parte degli studi analizzati provengono dagli Stati Uniti, ove il consumo di cereali (non integrali) è cresciuto esponenzialmente a seguito delle raccomandazioni di eliminare grassi e carni e insaccati, latte e formaggi per il rischio presunto, ed erroneo, che questa fosse la strada per ridurre l'ipercolesterolemia e il rischio vascolare.
Per quanto ci riguarda, sembra evidente che questo studio va nella direzione di quanto andiamo da sempre sostenendo:
E' importante sostituire parte delle calorie glucidiche provenienti dai cereali con calorie provenienti da frutta e verdura (ricordiamo qui che il microbiota digerisce, almeno in parte anche le fibre cosiddette indigeribili, cioè carboidrati complessi con legame beta), e i cereali con cereali integrali. 
Tutto questo per ridurre la richiesta di insulina e il rischio conseguente di resistenza all'insulina.
Anche il consumo di cereali integrali, rispetto a quelli raffinati, contribuisce esattamente a questo, rallentando la digestione e l'assorbimento degli amidi in essi contenuti e favorendo quindi un rilascio moderato di insulina.
E' l'insulina infatti il vero nemico da combattere, per il suo ruolo negativo fondamentale nella malattia metabolica, nell'infiammazione cronica, ipertensione, diabete e obesità. 
Buona salute!
Alfredo Saggioro, M.D.
Chiara Saggioro, DSci.,Ph.D.